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Matteotti e la Sacra Famiglia in un'osteria polesana (Gian Antonio Cibotto)

Riporto da Cronache dell'alluvione di Gian Antonio Cibotto

Ad un certo punto, Lupo scorge l'insegna di un'osteria e decide subito di farvi una capatina, nella speranza di rinfrescarsi la gola. Chinandoci - la porta è sufficientemente larga - entriamo. Dev'essere la sala principale perché noto il banco, sei tavoli, molte sedie di paglia rovesciate all'ingiù e, appesi al muro, il ritratto di Matteotti, della Sacra Famiglia, un'ordinanza contro la moria del bestiame e, bene in vista, la licenza di esercizio esposta in una cornice nera, nella quale sono incastrate pure le foto di Bartalie e di un reduce dell'Africa Orientale. Mentre Lupo e gli altri infilano annaspando la scaletta di legno che porta al primo piano, nella speranza di stanare qualche bottiglia, resto ad aspettarli sdraiato sulla barca, con le mani a cuscino sotto la testa. Mi scrutano fissi ed inquisitori il volto emaciato del martire socialista e quello diafano della Madonna (il Bambino e San Giuseppe si perdono stinti e giallastri fra la polvere), che per la gente di qui vanno perfettamente d'accordo, poiché rappresentano la speranza di una vita migliore, di un domani senza più stenti né miserie.

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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