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L'ombra placata - Il Polesine 28 agosto 1924

In prima pagine de Il Polesine (settimanale) del 28 agosto 1924
L'ombra placata
La fase più tormentosa del fosco delitto di Roma si chiude con la scoperta del cadavere di Giacomo Matteotti. Per due mesi l'ombra dell'assassinato si è proiettata sinistramente sulla vita italiana. Motivi sentimentali e motivi politici andavano creando entro quell'ombra altre ombre, fantasmi tragici che turbavano la coscienza del popolo e avvelenavano l'atmosfera politica.
Non si discutono i motivi sentimentali. Il nostro popolo, istintivamente buono e generoso, era stato scosso profondamente dalla notizia dell'orrendo delitto e sentiva che la scomparsa del cadavere della vittima era un'angoscia implacabile aggiunta al terribile dolore della madre, della vedova, dei teneri figli di Giacomo Matteotti.
La pace dei morti è il conforto dei vivi. Le tombe sono il vincolo tangibile della continuità spirituale della vita. Tristi e disperati l'amore e il ricordo che non hanno una fossa su cui chinarsi a pregare - e la preghiera è il mutuo colloquio coi cari scomparsi -; che non hanno una pietra o una croce su cui deporre un fiore.
Questo il popolo sentiva e doppiamente nefando gli sembrava il delitto che aveva due volte rubato - vivo e morto - un uomo alla sua famiglia.
Ma viene finalmente la scoperta del cadavere, mercè alcune indicazioni del caso e il pronto intervento della polizia. Il cadavere trovasi sepolto in una delle tante selvagge macchie della campagna romana, sotto pochi palmi di terriccio.
Cadono così tutte le roccambolesche ricostruzioni del delitto, che si circoscrive nettamente intorno alle figure degli esecutori e dei mandanti già indicati dalla giustizia. Cadono con esse gli ignobili sospetti coi quali si tentò di investire la responsabilità del Governo e dell'on Mussolini. Ed è sperabile che, placata l'ombra della vittima, si vorrà finalmente lasciare che la Magistratura continui e concluda serenamente la sua opera inflessibile e insospettabile.
Il cadavere del povero Matteotti è stato finalmente ritrovato. I resti del deputato assassinato ebbero finalmente riposo, circondati dal pianto e dal dolore di tutti i cittadini, i quali, a qualunque partito appartengano, di fronte al martirio dell'uomo che ebbe una fede e la professo liberamente, sentirono orrore per il misfatto, orrore per gli assassini che tanto scempio hanno compiuto, sentiranno ora il dovere di condannare finalmente ogni violenza e di contribuire ognuno secondo le proprie forze a ridare a questa nostra Italia la pace sospirata, allontanando dal suo cielo nuovi turbamenti, nuovi pericoli, nuove violenze.
I cittadini italiani, entro le loro leggi e la loro costituzione, che devono essere per tutti garanzia di tolleranza di civiltà e di umanità e di inesorabile giustizia, devono finalmente ritrovarsi fratelli. Questo è l'augurio che riverenti, di fronte alle straziate spoglie del martire noi eleviamo; augurio che significa anche fiducia serena nella magistratura italiana.
Sulla tomba che nella sua Fratta Polesine racchiude la salma del combattente caduto per la sua idea, deponga ciascuno con un fiore la fosca ira di parte. Giustizia deve essere fatta e sarà fatta. Ma l'Italia non può essere condannata a incancrenirsi su un truce episodi di bestiale delinquenza.
Il Polesine - settimanale indipendente - consultabile presso l'Accademia dei Concordi, Rovigo
Il Polesine - settimanale indipendente - consultabile presso l'Accademia dei Concordi, Rovigo

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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