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Matteotti, Gobetti e... Alfieri

Uno dei primi, e più incisivi, ritratti biografici di Giacomo Matteotti fu sicuramente quello scritto ed edito da Piero Gobetti, dato alle stampe nei primi giorni dell'agosto 1924.
Le copie superstiti di quella lontana edizione, che fu vittima di numerosi sequestri e distruzioni, sono ormai rarissime. Eccone la copertina:

Piero Gobetti, Matteotti

A colpire l'attenzione è sicuramente il motto, in caratteri greci, impresso a centro pagina e destinato a comparire in tutte le pubblicazioni della collana diretta da Gobetti.
La sua traduzione in italiano è: "Che ho a che fare io con gli schiavi?"
La misteriosa frase è tratta da una lettera del 1801 di Vittorio Alfieri, poeta e drammaturgo su cui lo stesso Gobetti aveva condotto la prorpia tesi di laurea pochi anni prima.
L'impostazione grafica fu disegnata dal pittore Felice Casorati.

Nella domanda rivolta al lettore evidentemente si sovrappongono il rifiuto antitirannico di Alfieri, che visse con delusione gli esiti della rivoluzione francese, e la ferma opposizione di Gobetti ad ogni compromesso con il nascente regime fascista.

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Casimiro Wronowski

Casimiro Wronowski, cognato di Giacomo Matteotti, si offrì di identificare il cadavere e portò la dichiarazione di un dentista che aveva eseguito un complicato lavoro di otturazione in oro (molare superiore).
Porterà la bara nel funerale di Fratta Polesine del 21 agosto 1924.
Viene nominato tutore dei nipoti minorenni.

Cenni della sua vita
Nato a Lesina nel 1880, discende da una famiglia aristocratica polacca trasmigrata in Dalmazia.
Patriota irredentista frequenta i circoli di Zara che si rifanno al Tommaseo. Nel 1896 si trasferisce in Italia laureandosi in legge a Pisa. Wronowski è assunto al Corriere nel 1909.
Nel 1910 il Corriere della Sera impiantò in via Solferino una biblioteca a lui affidata.

La seguente fotografia discorso di Casimiro Wronowski è pubblicata con l'autorizzazione dell'Archivio Innocente Salvini (www.archiviostoricovalcuvia.org/salvini)

Vedova Matteotti e Tita Ruffo baritono lasciano la tomba dopo i funerali di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine, 21 agosto 1924

Fotografia originale Vedova Matteotti e il fratello Tita Ruffo baritono lasciano tomba dopo i funerali di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine, 21 agosto 1924.
Si ringrazia per il prezioso materiale La Bottega del ciabattino dall'archivio di Franco Senestro.