Con questo volume (Giacomo Matteotti-Scritti e discorsi vari) giunge a conclusione il progetto di pubblicazione delle Opere di Giacomo Matteotti, inaugurato nel 1983 e al quale Stefano Caretti ha dedicato la grandissima parte del suo impegno di studioso. E’ dunque la sede più opportuna nella quale tentare un bilancio dei risultati conseguiti e dell’eco che l’iniziativa ha suscitato nella cultura italiana. La pubblicazione è frutto anche dell’impegno di un piccolo editore pisano, Luciano Lischi, dopo il rifiuto di tutte le principali case editrici nazionali, comprese quelle più vicine alla memoria e, anche, al vero e proprio culto della tradizione antifascista, presso le quali Giacomo Matteotti è purtroppo del tutto assente dai cataloghi. [Dalla premessa di Gianpasquale Santomassimo]
Da Wikipedia : Nel corso dello svolgimento del primo processo, Dumini nulla disse della borsa di Matteotti che, al momento dell’arresto, gli venne sequestrata, pervenendo poi a De Bono (che l’avrebbe consegnata a Mussolini nel vano tentativo di sfuggire alla condanna a morte nel Processo di Verona). Come successivamente sostenuto da Renzo De Felice, tale borsa avrebbe contenuto alcuni documenti sui rapporti tra Vittorio Emanuele III e la compagnia petrolifera americana Sinclair Oil. Secondo De Felice, Marcello Staglieno, Fabio Andriola, Matteo Matteotti e, con maggior prudenza, Guglielmo Salotti, le carte del dossier Matteotti sarebbero state gelosamente custodite da Mussolini, e furono inventariate fra quelle sequestrate dai partigiani a Dongo al momento della cattura di quest’ultimo il 27 aprile 1945. Tuttavia, tra i documenti sequestrati, quelli di Matteotti sarebbero andati perduti ed ogni sforzo dello storico reatino di recuperarli presso gli Archivi o il Ministero degli Interni ...

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