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Assassini! Ladri! Viva Matteotti! - Severino Di Giovanni

Nel 1925 a Buenos Aires, il paese che ospita la comunità di immigrati italiani più grande del mondo si prepara a festeggiare il venticinquesimo anniversario della salita al trono di Vittorio Emanuele III. Al teatro Colón di Buenos Aires tutto è pronto per la festa, allestita dalla delegazione del Fascio. La banda si appresta a eseguire l’inno di Mameli mentre le dame e i signori borghesi scalpitano impazienti dentro i loro vestiti migliori. La marcia parte e all’improvviso dalle prime file della platea si alza un grido: “Assassini! Ladri! Viva Matteotti!”, corredato da una fitta pioggia di volantini che investe le guardie fasciste.
La caccia all’uomo ha inizio, volano cazzotti e spintoni. Nel parapiglia generale, l’ambasciatore italiano Luigi Aldrovandi Marescotti, conte di Viano, afferra un volantino piovuto dai piani superiori. Il nervosismo lo pervade, il pensiero vola a Mussolini e alle sue supreme direttive: consolidare l’immagine del regime fascista in Argentina. Non ha nessuna voglia di leggerlo, vorrebbe strapparlo, ma un ragazzotto biondo lo libera dalla dovuta incombenza facendo vibrare con le sue urla i manganelli delle camicie nere:
«… Santificatori della monarchia Sabauda avete dimenticato che proprio sotto il regno di Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e volontà… di pochi Re d’Italia; sorse, si alimentò nel sangue, quell’accozzaglia di briganti che si chiamano i FASCISTI… con tutti i suoi Dumini, i Filippelli, i Rossi, i De Vecchi, i Regazzi, i Farinacci… e che trova in Benito Mussolini la più precisa e perfetta raffigurazione di tutte le infamie… Glorificatori della Monarchia appuntellata dal pugnale dei Dumini scrivete nella storia della Casa Savoia questo nome glorioso: Matteotti! Ricordate i 700 assassinati nel 1898 dai cannoni di Umberto il Buono. W la mano di Bresci!…»


Da Severino Di Giovanni (Chieti, 1901 – Buenos Aires, 1931)

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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