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I commoventi funerali dell'on Matteotti - L'arrivo della vedova

I commoventi funerali dell'on Matteotti (Dal nostro inviato speciale) a firma CARATTI
L'epoca 22 agosto 1924 in seconda pagina
L'arrivo della vedova
Rovigo 21.
Mentre i deputati socialisti, venuti a Fratta per assistere ai funerali dell'on Matteotti in veste di rappresentanti di un partito a cui il morto appartenne, partono quasi tutti definitivamente in segno di protesta per il modo, secondo loro arbitrario, con cui la salma è stata mossa da Roma; a Fratta, fino a poche ore fa silenziosa e deserta, avveniva il fenomeno contrario. Supponendo forse che i funerali dell'on Matteotti potessero seguire nel pomeriggio di ieri, fra le 17 e le 19 cominciarono ad affluire numerosi cittadini giunti di fuori.
Del resto, l'angusta piazza del paese era letteralmente gremita di automobili di ogni forma e d'ogni colore, recanti i numeri di Milano, Brescia, Como, Ravenna, Verona, Padova, ecc.
Da ognuna di esse scendeva una rappresentanza vestita di nero, che recava una corona di fiori nella camera mortuaria. In breve la camera ardente ne era piena.
Solo il sarcofago si vedeva innalzarsi sopra la marea dei garofani vermigli, superbamente isolato tra i sei ceri accesi.
Appena appreso l'avvenuto rinvio dei funerali, gran parte dei sopraggiunti ritornava alla propria città.
Il Corriere del Polesine, in una nota di ieri sera a questo proposito, dice:
"Sembra che alcuni deputati amici del defunto abbiano abbandonato il Polesine in segno di protesta dirigendosi alla volta di Milano. L'Aventino sull'Aventino. Questi deputati vogliono forse riesumare la fatica di Sisifo? Un leader del socialismo unitario, giunto alla stazione di Rovigo ed osservata la ininterrotta pace che vi regnava ha esclamato: - E' questa dunque l'accoglienza del Polesine? - Il detto socialista avrebbe preferito forse uno straccio rosso ad ogni finestra e garofani sparsi come gocce di sangue sul lastricato. Ma il Polesine una volta ancora ha risposto degnamente mostrandosi al di sopra di ogni coreografia profanatrice".
Oltre agli onorevoli amici di famiglia qui giunti il primo giorno e ripartiti, quali gli onorevoli Mastracchi, Baldesi ed altri, vediamo l'on Buratti rappresentante i deputati popolari del Piemonte, gli on Umberti, Pica, Alessio e parecchi segretari provinciali del partito.
Piove. Dal cielo autunnale denso di nubi, tetro e grigio l'acqua si rovescia violenta e la città si spopola rapidamente. Alla stazione convengono sotto l'ampia tettoia numerosi cittadini silenziosi. La pioggia incessante scroscia sui vetri e sul selciato con un rumore monotono e triste. Ad un tratto s'ode un intenso tramestio di automobili e giungono velocemente cinque macchine dalla questura. Ne scende rapidamente il commissario prefettizio comm. Castiglia con altri funzionari. Immediatamente viene disposto un rigoroso servizio d'ordine, cui attendono personalmente i funzionari correndo da un lato all'altro della stazione. Le porte d'accesso sono guardate da alcuni carabinieri. Sono sulla banchina alcuni congiunti, tra cui il signor Steiner e Tita Ruffo. Da quest'ultimo apprendiamo che l'on. Rocco ha offerto l'accompagnamento di Stato, ma la vedova lo ha rifiutato.
A un tratto s'ode un fischio e giunge il diretto delle 7.30. Ne scenda la vedova sorretta dalla cognata. Il comm Titta Ruffo e il comm Castiglia le offrono il braccio e la sorreggono, mentre i funzionari sgombrano la via davanti a loro. Il corteo si incammina per la sala di prima classe verso l'uscita. Nella sala il comm Castiglia porta il reverente saluto di Fratta:
"Io vi porto, Signora, il commosso saluto di Fratta e la attestazione di gratitudine della generosa popolazione, in quanto Ella ha nobilmente consentito a Fratta, che gli ha dato i natali, di custodire i resti mortali di quello che fu Giacomo Matteotti".
Egli bacia quindi la mano alla signora commossa.
La vedova, i congiunti e le autorità salgono sulle automobili sotto la pioggia incessante. Seguono moltissime automobili private. Fra una cortina di pioggia, il corteo delle macchine si lancia sulla strada fangosa verso casa Matteotti. La signora ha paura della folla, ma il cav Castoglia la conforta. Si entra. La madre esce dalla camera ardente. Due sole parole si scambiano: "Figlia!", "Mamma!". Null'altro.
Entrano poi nella camera ardente piena di fiori ove le fiamme dei ceri gettano bagliori vermigli e cadono insieme sulla bara scoppiando in singhiozzi disperati. Cadono tutti in ginocchio. La madre - con forza sublime - davanti al dolore della giovane, si fa animo e si rialza. E' ella stessa, la più dolente la più colpita, che regge la giovane disfatta e la accompagna per le scale. Ai congiunti che per accorrere sbarrano il passo, trova la forza di dire quasi con violenza: "Lasciateci passare!".
Salgono alle stanze superiori seguite dai congiunti e dai parenti che portano le valigie. Nelle stanze deserte al pianterreno non resta che una vecchia serva che sembra istupidita.
La camera ardente è sempre gremita. Sale come un mormorio incessante di preghiera tra il profumo violento dei fiori.

CARATTI

Giornale consultato nella collezione del Museo Mattetti.
L'Epoca - testata
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