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I libri parlano: i funerali di Giacomo Matteotti

Durante la quarta edizione di I libri parlano (Maratona di lettura) che si svolge oggi e domani (25 e 26 gennaio 2014) a Rovigo, presso l'Auditorium del Liceo Scientifico P. Paleocapa nell'anteprima (letture per e con le classi del Liceo) alle ore 10.50 verrà letto da Giulia Spagna uno stralcio dell'articolo Manifestazione di popolo ai funerali di Matteotti comparso su l'Unità di venerdì 22 agosto 1924.
Questo l'esatto testo:
I lavoratori sollevano in alto la bara
Non pochi sforzi devono compiere i carabinieri per evitare che il Cimitero sia invaso dalla popolazione fremente. L'accesso è consentito esclusivamente agli intimi, alle autorità e ai più stretti amici. Senonché la popolazione si raccoglie lungo il muricciuolo e di lì assiste a tutto lo svolgersi dell'ultima cerimonia. La bara arriva alla tomba della famiglia Trevisan dove temporaneamente sarà deposta la salma. Giunto il feretro sulla fossa, per tre volte i parenti dell'Estinto sollevano la bara verso il cielo; ma il gruppo dei lavoratori, intimi del deputato se ne impadroniscono e la sollevano in alto, molto in alto tenendola sospesa verso il cielo per un minuto. La folla prorompe in un grido "Tutti in ginocchio!". Lo spettacolo è commovente. Questa marea di popolo quasi obbedendo ad un segnale si piega come un sol uomo, in ginocchio. Ma troppa passione è compromessa nell'anima dei lavoratori perché contemporaneamente un altro grido possente non si elevi: "Viva Giacomo Matteotti!" "Viva il Socialismo!". E' un grido vasto come un urlo. E' ripetuto da tutta la folla, la quale nel momento in cui la salma è protesa verso il cielo sente nel suo intimo la ribellione. Ma nessuna imprecazione è uscita dalla bocca del popolo.
La bara ai funerali di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine 12-8-1924 dall'archivio di Franco Senestro
La bara ai funerali di Giacomo Matteotti, Fratta Polesine 12-8-1924 dall'archivio di Franco Senestro

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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