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La corona delle vittime di Dumini sequestrata - Dalle frettolose esequie di Matteotti profugo anche morto alle gesta... legalizzate della fazione dominante

La voce repubblicana quotidiano del partito repubblicano italiano 22-8-1924
Dalle frettolose esequie di Matteotti profugo anche morto alle gesta... legalizzate della fazione dominante
La corona delle vittime di Dumini sequestrata
Egregio Signor Direttore,
A nome di un numeroso gruppo di profughi politici toscani, la prego vivamente di voler ospitare nel suo pregiato giornale la seguente dichiarazione:
Quasi tutti i resocontisti dei giornali che hanno seguito la mesta cerimonia svoltasi in onore di del povero Matteotti, hanno dimenticato di menzionare la corona dei fiori rossi che i profughi politici toscani hanno inviato al Grande Scomparso.
Tale dichiarazione ha il suo valore non solo per il fatto, che i profughi di quella tormentata Regione d'Italia non potevano restare assenti da una tale manifestazione di dolore, di omaggio e di protesta nello stesso tempo - protesta in modo speciale verso colui (il Dumini) che capitanava anche allora le più atroci rappresaglie con sequestri di persone - il sottoscritto compreso - ma anche per dichiarare che oltre al nastro che la polizia credette di sequestrare dalla corona inviata dai profughi politici di Bologna, fu sequestrato anche il nostro, alla stazione di Monterotondo, dalle mani del compagno Zanerini della Direzione del Partito S.U., semplicemente perché sopra vi era scritto "I profughi politici toscani".
La ringrazio vivamente della ospitalità che vorrà dare a queste poche righe e mi creda di Lei dev.mo.
Ettore Mordini, gia Segretario della C.D.L. di Arezzo

Giornale consultato nella collezione del Museo Matteotti.
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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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