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Il delitto Matteotti a fumetti: testi Gianfranco Goria, disegni Sergio Tisselli, musica Davide Jervolino

Gabriele Goria scrive così a Sergio Tisselli:
Soggetto: Il nostro tema è il delitto Matteotti. Conto di affrontarlo da un punto di vista "personale". In effetti mia mamma è nativa di Comasine, paesino della Val di Pejo in Trentino, stesso paese di origine della famiglia Matteotti (il 10 giugno 1954, un paio di mesi prima che io nascessi, venne posta una lapide ricordo in marmo nella casa avita dei Matteotti nel trentennale dell'uccisione di Giacomo). Quando successe il fattaccio mia mamma era una bambina e con la famiglia viveva a Trento. Suo padre che conosceva ovviamente i Matteotti seguiva con preoccupazione la vicenda sui giornali. Il giorno che la stampa diede la notizia del ritrovamento del cadavere, stava leggendo il giornale nella veranda della loro casetta sul colle (da dove si vede piazza Dante, la principale di Trento) e scoppiò a piangere. Mia mamma era la prima volta che lo vedeva piangere: un uomo coi baffoni (mio nonno nella Grande Guerra era ovviamente un Alpen Kaiserieger, già allora di sentimenti socialisti), serio e contenuto come usava allora, quando gli uomini non piangevano mai... Gli chiese perché e lui disse "i la mazà el Matteotti". Intanto giù nella piazza si vedevano uomini in camicia nera e fez far festa, con canti balli ecc.: anche loro avevano letto la notizia sulla prima pagina di quel giornale.

Dal fumetto su Matteotti nel libro Cinquantaxcento. Cinquanta matite per cento anni CGIL
Il brano creato ed eseguito da Davide Jervolino "Il giorno delle vole", dal titolo del testo omonimo tratto dallo spettacolo teatrale Luna Park (regia Gabriele Goria), basato sui testi di Stefano Goria, per il quale Jervolino ha creato le musiche originali. Disegni di Sergio Tisselli

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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