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Le vignette satiriche de "La Libertà"

Video dell'inaugurazione delle mostra Le vignette satiriche de La Libertà - Giornale della Concentrazione antifascista (1927-1934) presso il Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi (sabato 27 novembre 2010)
Compagni ed amici, col Primo Maggio di quest'anno i Partiti Socialisti d'Italia: Partito Socialista Italiano e Partito Socialista dei Lavoratori italiani, entrambi emigrati a Parigi, il Partito Repubblicano Italiano, la Lega dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, La Confederazione Generale del Lavoro Italiano, associazioni tutte che hanno trasferito a Parigi il loro centro, iniziano la pubblicazione del loro comune settimanale: “La Libertà”, organo della Concentrazione Antifascista...”.
Così Filippo Turati in una lettera inviata nel marzo 1927 a partiti ed organizzazioni antifasciste presenti in Francia dava notizia dell'imminente uscita del periodico.
Il giornale La Libertà, oggi settimanale, ma che aspira a diventare quandochessia quotidiano... – spiegava ancora Turati - intende fornire all'emigrazione antifascista italiana la conoscenza esatta della situazione in Italia, e a fare di ogni emigrato, politico o no, intellettuale od operaio, un milite attivo della battaglia redentrice... La Libertà, se riesce a diffondersi – il suo nome è un programma – e a diventare voce quotidiana, ascoltata e influente, sarà lo strumento primo e più essenziale di questa riscossa... il fascismo non è soltanto l'antisocialismo, ma l'antidemocrazia, l'antiliberalismo, l'anticiviltà...”.
Il Primo Maggio 1927 La Libertà uscì puntualmente, primo direttore de La Libertà fu Claudio Treves, a cui si affiancò, con l'ingresso di Giustizia e Libertà nella Concentrazione, Alberto Cianca. A partire dal giugno 1933, morto Treves, l'organo di stampa fu diretto da Cianca, Giuseppe Saragat e Randolfo Pacciardi. Sin dall'inizio scrissero su La Libertà Gaetano Salvemini, Luigi Campolonghi, Filippo Turati, Angelo Crespi, Antonio Labriola e Pietro Nenni.
I vignettisti che comparvero su La Libertà appartenevano ad una nuova generazione di artisti engagés che aveva reagito al consenso generale sulla Grande Guerra e gravitavano a sinistra intorno a quotidiani come Le Matin, l'Humanité, Le Journal du Peuple, ma soprattutto a periodici politici e satirici come L’Oeuvre, Le Canard Enchaîné, Le Carnet de la Semaine, Les Hommes du Jour, Candide, Cyrano, Voltaire, Le Grand Guignol. Pierre Dukercy, militante del Partito Radical Socialista Francese, collaborò con La Libertà nelle sue primissime uscite assieme a Marcolon, altro caricaturista di grande talento, che pubblicò la sua ultima vignetta il 12 novembre 1928, quando venne sostituito da Evariste, autore più vicino all'arte del disegno comico ma con spunti assai velenosi in modo particolare verso il clero.
La Libertà ospitò anche vignette provenienti da altri giornali europei e americani che perseguivano la battaglia internazionale contro le molteplici versioni del fascismo; tra essi si distinse Il Becco Giallo che Alberto Giannini, costretto all'esilio, riprese a pubblicare a Parigi nell'agosto 1927 al fianco di Alberto Cianca. Altri caricaturisti francesi che apparvero in seconda battuta su La Libertà furono Henry Monier, Pedro, S. Tick, Paul Ordoner, Robert Fuzier.
Tratto dal Volume “La Libertà – Giornale della Concentrazione antifascista (1927-1934)" di Franco Franchi.

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Casimiro Wronowski

Casimiro Wronowski, cognato di Giacomo Matteotti, si offrì di identificare il cadavere e portò la dichiarazione di un dentista che aveva eseguito un complicato lavoro di otturazione in oro (molare superiore).
Porterà la bara nel funerale di Fratta Polesine del 21 agosto 1924.
Viene nominato tutore dei nipoti minorenni.

Cenni della sua vita
Nato a Lesina nel 1880, discende da una famiglia aristocratica polacca trasmigrata in Dalmazia.
Patriota irredentista frequenta i circoli di Zara che si rifanno al Tommaseo. Nel 1896 si trasferisce in Italia laureandosi in legge a Pisa. Wronowski è assunto al Corriere nel 1909.
Nel 1910 il Corriere della Sera impiantò in via Solferino una biblioteca a lui affidata.

La seguente fotografia discorso di Casimiro Wronowski è pubblicata con l'autorizzazione dell'Archivio Innocente Salvini (www.archiviostoricovalcuvia.org/salvini)

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Fotografia originale Vedova Matteotti e il fratello Tita Ruffo baritono lasciano tomba dopo i funerali di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine, 21 agosto 1924.
Si ringrazia per il prezioso materiale La Bottega del ciabattino dall'archivio di Franco Senestro.