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Maria Vinca, ritrattista di famiglia Matteotti

Visita a casa Matteotti con la pittrice Maria Vinca, ritrattista di famiglia è una proposta pensata per le classi della scuola primaria che è stata adattata a tutte le diverse tipologie di pubblico, dalle famiglie ai singoli visitatori.

La visita è stata presentata per la prima volta nella primavera del 2013 in occasione della Festa della Donna.

Due gli appuntamenti, la sera dell’8 marzo e il pomeriggio del 9 marzo, per conoscere Maria Vinca, pittrice di talento del primo Novecento italiano e autrice di numerosi ritratti della famiglia Matteotti che ancora oggi arricchiscono gli ambienti di Casa Museo. Attraverso i suoi occhi ed il suo particolare punto di vista sono state raccontate oltre la sua vita di artista anche le vicende principali della biografia di Giacomo e della sua famiglia. Infatti la pittrice fu particolare testimone degli avvenimenti accaduti ai Matteotti in quanto amica della moglie di Giacomo, Velia Titta. La drammatizzazione teatrale ha permesso ai visitatori di calarsi nell’atmosfera di una famiglia borghese d’inizio Novecento, di scoprire piccoli segreti celati nelle sale della Casa Museo e di conoscere la vita di una donna emancipata del periodo.

Nutrita la presenza di pubblico che ha visto tra gli ospiti anche la nipote di Maria Vinca, la sig.ra Mariuccia Gaffuri, che ha aderito al progetto mettendo a disposizione alcuni documenti riguardanti la pittrice e fornendo molte informazioni sulle vicende personali di Maria Vinca.
Maria Vinca a casa Matteotti - fotografia di Ciro Mattia Gonano
Maria Vinca a casa Matteotti - fotografia di Ciro Mattia Gonano
Maria Vinca a casa Matteotti - fotografia di Ciro Mattia Gonano
Maria Vinca a casa Matteotti - fotografia di Ciro Mattia Gonano

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Firma R L (Rata Langa ? -> Gabriele Galantara ?)

Di seguito, l’eloquente prima pagina


Dall’articolo di apertura:

“Ancor oggi, quando l’anima è avvelenata e il cuore affranto, ancor oggi dobbiamo adoperare in questo foglio le nostre armi di lotta: lo scherno, la satira, l’ironia, il disprezzo. Quanto volentieri vorremmo tacere nel nostro dolore! Quanto vorremmo non affrontare questa tremenda contraddizione di scrivere come scriviamo mentre nella nostra mente tumultuano ricordi tristi e visioni tragiche e mentre nella nostra penna spuntano solo maledizioni! Ma ricordiamo anche quando, con quel suo sorriso aperto e buono degli uomini di acciaio, Giacomo Matteotti ci incoraggiava, ci incitava in qualche ora di dubbio, a lanciar nella mischia questo nostro giornale, a perseverare, a non stancarci come mai Egli non si stancava…”

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